Dagli scarti dei banani il nuovo “legno” a basso impatto

Arriva un nuovo materiale derivante dagli scarti dalla coltivazione delle banane in grado di sostituire il legno per la realizzazione di pannelli e impiallacciature, riducendo gli impatti ambientali del 90%. È stato messo sul mercato dall’azienda Beleaf con un processo innovativo, analizzato dal Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC), in collaborazione con Wwf Italia, seguendo i criteri del “Life Cycle Assessment”(LCA- valutazione del ciclo di vita).
L’utilizzo della sola biomassa vegetale, estratta dagli scarti di coltivazione di banano presenti nelle aree tropicali, sostituisce l’uso di legno proveniente da piantagioni forestali con conseguenti importanti benefici ambientali quali:

1) Evitamento dell’uso di risorse primarie forestali
2) Riduzione dei fenomeni di deforestazione
3) Occupazione di suolo nel caso di impianti fortemente inquinanti
4) Totale riduzione dell’uso di colle e sostanze chimiche nocive grazie alla presenza delle resine naturali del banano
5) Azzeramento dell’impiego di risorse idriche nella catena produttiva perché nel banano l’elevata percentuale di acqua presente nella fibra fa risparmiare l’uso di questa risorsa

Inoltre per la realizzazioni dei prodotti principali quali pannelli e piallacci, vengono rispettivamente risparmiati il 32% e il 58% di emissioni di gas serra, rispetto al processo convenzionale di produzione di impiallacciature di legno.
E i vantaggi non sono solo di tipo ambientale ma anche sociale. Infatti per la raccolta della materia prima (gli scarti del banano), l’azienda ha escluso i terreni gestiti da multinazionali, privilegiando i piccoli proprietari terrieri a conduzione agricola familiare, creando così non solo nuovi posti di lavoro in aree del Sud del mondo fra le più svantaggiate, ma anche formando i nuovi lavoratori con corsi gratuiti di lingua inglese.
L’esperienza di Beleaf pone molti presupposti per poter essere trasferita e ampliata in tutti i Paesi ad alta produzione di banane poiché si tratta di un processo produttivo facilmente replicabile, per la semplicità della catena di trasformazione sviluppata e per il limitato bisogno di input energetici.